

I musei uniscono un mondo diviso
Per promuovere dialogo, comprensione e pace tra le comunità
È tornata la XVIII edizione del Grand Tour Musei, l’immancabile appuntamento alla scoperta del patrimonio culturale conservato nei musei del territorio marchigiano, dal 18 al 24 maggio 2026.
Promosso dall’Assessorato alla Cultura della Regione Marche e dalla Fondazione Marche Cultura, in collaborazione con il MiC Palazzo Ducale di Urbino – Direzione regionale Musei nazionali Marche e il Coordinamento Regionale Marche di ICOM Italia, il Grand Tour Musei è strettamente connesso a due importanti eventi internazionali quali la Giornata Internazionale dei Musei (18 maggio) e la Notte dei Musei (23 maggio).
Il tema indicato da ICOM quest’anno è stato “I musei uniscono un mondo diviso”, ponendo al centro il ruolo dei musei come ponti tra culture e comunità, capaci di promuovere dialogo, comprensione, inclusione e pace. In un contesto segnato da crescenti disuguaglianze e frammentazioni sociali, i musei devono essere spazi di incontro e confronto, contribuendo a rafforzare il senso di appartenenza e la coesione sociale. Questo richiamo alla pace e ad un ambiente generatore di cooperazione e non di competizione è stato particolarmente apprezzato da Casa Montessori Chiaravalle e da Fondazione Chiaravalle Montessori che lo gestisce, in quanto tema centrale e intimamente connesso con tutto il pensiero montessoriano e una costruzione della “Scienza della pace”.
Sul tema Montessori tenne una serie di conferenze, contenute nel testo “Educazione e Pace” pubblicato nel 1949, tra cui quella di Ginevra del 1932 presentata al Bureau international d’éducation.
In occasione di questo Grand Tour 2026, la Presidente della Fondazione Chiaravalle Montessori Rita Scocchera ci propone un breve saggio sull’ultima parte di questa conferenza intitolata “La terza dimensione”, in cui coglie un aspetto particolarmente audace del pensiero di Maria Montessori: la guerra non appartiene alla natura immutabile dell’uomo, ma a una sua forma storica. Essa nasce dentro una civiltà ancora “piatta”, legata alla dipendenza dal suolo, dal possesso della superficie, dalla scarsità delle risorse. Per questo può essere oltrepassata: non attraverso un semplice appello morale alla pace, ma attraverso una transizione antropologica, materiale e tecnologica, capace di dischiudere una nuova figura dell’umano. A una condizione decisiva: che al crescente potere di controllo sui processi extraumani — la materia, l’energia, le forze della natura — corrisponda un analogo governo dei processi intra- e interumani: le paure, le pulsioni di dominio, il desiderio di possesso, le forme collettive della violenza.
Ve lo proponiamo qui di seguito:
La terza dimensione
Oltre la guerra
Uno degli interessi più permanenti e ricorrenti dei materiali è lo studio delle proprietà costruttive degli oggetti. Talora questa analisi si realizza attraverso l’isolamento, di volta in volta, di una, due o tre delle dimensioni spaziali, talora invece i materiali incorporano nozioni numeriche o algebriche. Un esempio per tutti, il lungo, il piatto (quadrato) e il cubo, che sono l’estensione, la proiezione sensibile del concetto di potenza. Con l’acquisto di dimensioni ulteriori, cambiano le proprietà degli oggetti e la loro interna organizzazione. Come nelle brusche transizioni di fase si assiste ad una riorganizzazione della materia e all’emergere di nuove proprietà (quando, ad esempio, l’acqua solidifica), così nella transizione dal quadrato al cubo, dal cerchio alla sfera, emergono nuove proprietà e nuove leggi di organizzazione. Ad esempio quando si passa da due a tre dimensioni accadono fatti assai strani. Pensiamo ad esempio alla discontinuità osservata sin dall’antichità dagli studiosi di geometria: mentre nel mondo delle figure piane esistono infiniti poligoni regolari tra il triangolo e il cerchio, nell’universo tridimensionale esistono solo cinque poliedri regolari, i famosi solidi platonici.
La tridimensionalità è un requisito necessario e fondamentale anche per la vita biologica, che incontrerebbe insormontabili ostacoli in un mondo a due dimensioni. Un’ipotetica creatura bidimensionale sarebbe letteralmente tagliata a metà dal corridoio attraversato dal cibo, corridoio che corre dalla bocca all’apparato digerente all’apparato escretore. Invece nel nostro mondo a 3D i corpi possono essere attraversati da un flusso costante di materia e di energia senza perdere la loro continuità.
Il potere esplicativo del materiale di sviluppo di Maria Montessori risiede appunto nella sua capacità di catturare i fenomeni di organizzazione, come si direbbe oggi, che conducono verso stati e livelli superiori. E per una volta, in un’occasione molto importante e gravida di conseguenze, anche l’uomo è stato pensato nella forma di un materiale di sviluppo. Mi proverò a svolgere questo materiale immaginario, esistito solo nella mente della nostra autrice, che ripropone la transizione da uno stadio all’altro di civiltà nella forma di un passaggio da un’umanità bidimensionale ad un’umanità solida, tridimensionale.
Dirò subito che esiste un ricco filone nella letteratura di tutti i tempi e di tutte le nazioni, che esplora i cosiddetti “mondi alla rovescia”: un genere ‘distopico’, che va dalla terra dei Ciclopi e dei Lotofagi dell’Odissea, ai viaggi di Gulliver tra i lillipuziani di Swift, sino al romanzo di fantascienza. Vorrei qui menzionare Edwin Abbott Abbott, che nel 1884 scriveva Flatland: a Romance of Many Dimensions. Il suo immaginario estensore è un modesto Quadrato, dimesso e anonimo quanto si conviene ad un esponente del ceto impiegatizio e professionale. Nel mondo bidimensionale di Planilandia c’è una forte stratificazione sociale, che però non si esprime – come è ovvio – con categorie del tipo alto-basso (non esistono una upper e una lower class), ma con l’incremento del numero di lati: dal triangolo isoscele degli operai sino al cerchio dei sacerdoti (da notare che le donne sono linee, obbligate a muoversi sinuosamente per essere percepite dagli uomini). Al nostro impiegato si rivela una Sfera, che gli rivela l’esistenza del mondo a tre dimensioni dal quale proviene, una sconvolgente verità che viene giudicata blasfema ed eversiva dagli abitanti di Planilandia. Il nostro Quadrato, perseguitato e accusato di eresia, dedica la sua memoria agli abitanti dello spazio, auspicando che, così come lui stesso era stato iniziato ai misteri delle tre dimensioni, anche loro possano elevarsi sempre più in alto, oltre la terza e la quarta dimensione, per giungere ai segreti della quarta, quinta e forse sesta dimensione. Ed è qui chiaramente scoperto l’intento satirico e di critica sociale.
Con ben altre intenzioni e del tutto indipendentemente da Abbott, Maria Montessori mette in scena un salto dimensionale, catturando nella metafora degli “ultimi uomini piatti” un momento critico della storia umana, il momento delicatissimo e pericoloso della transizione ad un altro e superiore livello di civiltà, ossia di organizzazione.
“Noi siamo gli ultimi uomini piatti”: così ella scrive nel 1932 nella prolusione ai lavori del Bureau International d’Éducation di Ginevra: quel discorso ginevrino, pronunciato nello spazio internazionale della pace, si colloca sulla linea di frattura lungo la quale i rapporti fra Montessori e il fascismo si sarebbero rapidamente incrinati, fino alla rottura. Possiamo ben immaginare che nell’affacciarsi ad una tribuna così prestigiosa ella abbia riversato un particolare impegno nella stesura della sua relazione. Cogliamo qui una qualità tipica e distintiva della mente di Maria Montessori, il singolare potere di sintesi, che, con un’immagine semplice e vigorosa, coglie di scorcio, d’infilata, l’intera storia del genere umano. Perché secondo Maria Montessori con noi si conclude un’epoca, durata milioni di anni, durante la quale l’uomo non si è potuto staccare dal suolo, dalle cui risorse dipendeva interamente. Di scorcio vediamo il cacciatore, il raccoglitore, l’agricoltore, il fabbro, il bracciante, l’operaio, appiattiti contro la terra, superficie contro superficie. Immense moltitudini di uomini che sono passati sulla terra ricurvi, schiacciati e oppressi sotto il peso delle loro antiche schiavitù: la miseria, la fatica, la malattia lo sfruttamento, la guerra. Seguendo Montessori, possiamo dunque concludere che la guerra non è iscritta nella natura umana, ma è iscritta nella struttura materiale, nel livello tecnologico di una fase di civiltà determinata: uomini che dal controllo della superficie fanno dipendere tutta la loro esistenza, per i quali più superficie equivale a più risorse, sono condannati alla guerra e alla sopraffazione, in cerca di spazio vitale. E tuttavia, generazione dopo generazione, con costi umani altissimi e sacrifici immensi, questa umanità ha continuato ad accumulare un deposito di conoscenze che ci ha donato i nostri attuali poteri di controllo sulla natura.
E ora, finalmente, “Un’elevazione meravigliosa e improvvisa ha posto il campo delle conquiste umane a un livello superiore alla terra”. “Non c’è limite, né localizzazione alle ricchezze che l’uomo trova movendo verso l’etere, verso il cielo infinito…E allora, che scopo avrà la lotta tra gli uomini?”
Cogliendo i segni del futuro nel suo stato nascente, Montessori vede che le risorse stanno divenendo immateriali, celate nelle onde elettromagnetiche, nell’atomo, che sarà trasformato in un “pane più sostanzioso”. Effettivamente, la nostra generazione sta per toccare un livello di civiltà materiale che ci permetterà di innalzarci oltre il mondo piatto, nel mondo della terza dimensione. Dove ci attende un più alto livello di esistenza e di coscienza, un paradiso.
E qui lascio Maria Montessori e mi metto sulle tracce di due fisici, Nikolai Kardashev e Carl Sagan, autori di una classificazione energetica delle civiltà, alla luce della quale provo a rileggere l’intuizione della Nostra. Secondo questa classificazione noi uomini piatti siamo identificati dal numero 0,7, in sé modesto, ma assai vicino a quell’uno che segna la prima grande discontinuità. Giunti a quel livello (1016 Watt) potremmo controllare e modificare il clima, deviare gli uragani o costruire città sugli oceani. Avremmo il controllo assoluto del pianeta. Ora possiamo attingere ad una quantità di energia mille volte inferiore, ma in due o trecento anni, se saremo riusciti a non autodistruggerci, saremo probabilmente a quel livello.
In controluce Maria Montessori aveva già visto le nuove proprietà che emergono nella umanità solida: una cultura più omogenea (e non conosceva ancora l’unificazione prodotta da Internet), organizzazioni sovranazionali sia a livello economico sia militare, mezzi di esistenza e di sviluppo più abbondanti per tutti. Comincerà allora una nuova fase nello svolgimento della storia umana, che sarà forse il preludio all’acquisto di ulteriori dimensioni, all’emergere di nuove e inaudite potenzialità.
Certo, se l’uomo piatto non si sarà fatto sopraffare dai caratteri antichi e ormai pericolosamente inadeguati al nuovo mondo che si schiude ai suoi occhi. Dalle forze dell’entropia: la guerra, l’inquinamento, i fondamentalismi.
Siamo alle soglie di un mondo nuovo, a cui l’uomo si affaccia portando ancora impressa la memoria del mondo piatto, le sue lotte per la superficie, le sue paure, le sue servitù. Da questa soglia dipende forse il destino della specie: se l’antico uomo della scarsità saprà trasformarsi, o se trascinerà nel cielo infinito le ombre della terra da cui si è appena sollevato.
Una visione così audace e vertiginosa del futuro e dei destini umani risulta ancora più impressionante se confrontata con le forze oscure, con i caratteri regressivi di quegli uomini piatti che nel 1932 si preparavano a marciare sull’Europa con le loro nere divise.
Rita Scocchera





